sabato 25 aprile 2009

Dolce dono graditissimo...Ancora sulla lista dei desideri

Cari tutti
Tra l'imbarazzato e il commosso, faccio fronte alle telefonate di chi, in assenza ideologica della lista di nozze, mi rivolge direttamente la domanda su come celebrare merceologicamente l'evento...
Un plauso agli amici bassanesi, che, mercè la decisa organizzazione del tenente Berton, stanno già provvedendo secondo indicazioni a provvida e opportuna attrezzatura da trekking; tutto sarà collaudato quest'estate nell'attraversata statunitense costa-a-costa (nel senso di coast, ovviamente, non degli zii di Anna). Per lo zaino, forse è il caso di proccedere anche ad un porta fucile, si sa mai...
Gli amici pisani si muovono nel più totale mistero; confido che le alzate di ingegno dello Schwarz saranno contenute - quanto ho scritto nel post appost rimane valido (e non so come guarderei history channel in un forno a microonde).
Gli amici sparsi per l'Italia, e/o gli USA, e/o il continente europeo e diramazioni: lo sposo, tra una porconata e l'altra sulla decisione della sposa di non elaborare una lista nozze, è vicino con partecipazione alle vostre ansie. E poiché sono solidale, vi confido: se siete in dubbio, contattatemi pure; ormai ho perso l'imbarazzo, e rimane solo la commozione (nel senso di commozione cerebrale)


martedì 21 aprile 2009

Alcuni amici dello sposo attendono la cena


Gli invitati arrivati la sera prima sorvegliano il buffet all'alba del 23 maggio...


La prima e la seconda battaglia dell'Isonzo...

Alcuni ospiti di riguardo alla cena del 23 maggio: SAR Il Duca d'Aosta, con il fratellino e il figlioletto (amabile fotografia di insieme di imboscati negli Alti Comandi). Il primo, comandante della III Armata, è ricordato giustamente come un amabile paradigma del tipico generale piemontese (bel, biond e ciula). Di lui rammentiamo il fantastico ritrattino confezionato da Lussu: "Il Principe aveva scarse capacità militari, ma grande passione letteraria. Egli e il suo capo di stato maggiore si completavano. Uno scriveva i discorsi e l'altro li parlava. Il duca li imparava a memoria e li recitava, in forma oratoria da romano antico, con dizione impeccabile. Le grandi cerimonie, piuttosto frequenti, erano espressamente preparate per queste dimostrazioni oratorie. Disgraziatamente il capo di stato maggiore non era uno scrittore. Sicché, malgrado tutto, nella stima dell'armata, guadagnava più la memoria del generale nel recitare i discorsi che il talento del suo capo di stato maggiore nello scriverli. Il generale aveva anche una bella voce. A parte questo, egli era abbastanza impopolare" (da Un Anno sull'Altipiano)



Per chi voglia farsi invece una cultura sul teatro dell'evento, fornisco (opportunamente censurata dalle tirate retoriche più radicali) questa godibilissima dimostrazione dell'erudizione internettica dei granguerrologi nostrani...

L’Isonzo era stato passato, a sud di Sagrado, durante le operazioni iniziali, da truppe che s’erano trovate davanti a una vasta inondazione, che gli Austriaci erano riusciti a provocare deviando le acque del canale Dottori. Questo canale, largo 8 metri, profondo da 3 a 4 metri e col pelo dell’acqua che supera di un paio di metri il terreno circostante, si distacca dall’Isonzo presso Sagrado e segue, ad ovest, la ferrovia che porta a Monfalcone; in prossimità di Fogliano se ne distacca un ramo detto San Pietro, che ritorna nel fiume, mentre il canale principale prosegue verso Monfalcone e il mare. Gli Austriaci, distruggendo i margini e il terrapieno della ferrovia, in qualche tratto, e costruendo una diga a Selz avevano provocato vaste inondazioni e solo il saliente di Redipuglia rimaneva asciutto e costituiva come un ponte, che era il solo tratto utilizzabile per salire sul Carso. [...]
Passato l’Isonzo da altre forze a Sagrado, furono conquistati, nella prima fase, Castelnuovo e Polazzo, alle falde dell’altipiano del Carso.
Nella seconda e nella terza fase, con rinnovati cruenti sforzi, fu conquistato e saldamente tenuto il primo gradino carsico, in corrispondenza del contrafforte più settentrionale dell’altipiano, e furono conquistate le falde delle alture di Redipiglia, di Vermegliano e di Selz; ciò consentiva di poter spostare, al coperto, artiglierie per poter battere di fianco, da sud, il Monte San Michele, importante obiettivo. Il 7 luglio la lotta sostò.
Da parte austriaca l’esito della prima battaglia dell’Isonzo fu giudicata promettente, tanto che si sospesero i lavori per la costruzione di una seconda posizione difensiva, a circa 10-14 chilometri ad ovest della Sava ed i lavoratori che vi erano adibiti furono impiegati per lavori di rafforzamento della prima linea.
Non ebbero molti giorni a disposizione, perché il 18 luglio fu scatenata la seconda battaglia dell’Isonzo, che – e non poteva essere altrimenti – fu la continuazione dell’ultima fase della prima, dopo l’interruzione necessaria per far affluire un rinforzo di artiglierie pesanti sul settore carsico, dove gravitò lo sforzo principale, localizzato particolarmente contro le posizioni di San Michele-San Martino. [...]
Il Comando Supremo, da parte sua, vide chiaramente l’inopportunità di impegnare direttamente la “cortina” che ostruiva il passaggio dell’Isonzo e, poiché sulla sponda sinistra del fiume s’era posto saldamente piede, nel tratto Sagrado-Fogliano-Redipuglia, in quel settore ritenne di insistere, con un concetto di manovra, quello di scardinare il pilastro meridionale del campo trincerato di Gorizia, il Monte San Michele; ma le truppe dovevano necessariamente attaccare le posizioni che le fronteggiavano e bisognerà arrivare all’agosto 1916 per veder applicato da Badoglio, con la conquista del Sabotino, quel sistema di camminamenti e di approcci del quale il Comando Supremo aveva già prescritto l’impiego.
Allo scopo di evitare che il nemico concentrasse i suoi mezzi sul tratto minacciato, bisognava tenerlo incerto su quale esso fosse e, quindi, azioni impegnative furono effettuate sul Podgora, a Plava, sul Monte Nero, nella conca di Plezzo.
Il comando della III Armata intendeva assicurarsi, anzitutto, la larga base di partenza attorno al San Michele, dal contrafforte nord-occidentale del monte, detto q.170, fino all’orlo della conca di Doberdò e al monte Sei Busi e, da essa, poi, sviluppare un attacco convergente verso le quattro cime del San Michele. In pratica, le truppe si lasciarono trascinare dall’azione, sì che le ali mossero in anticipo, fra il 18 e il 23 luglio, il nemico indebolì il centro e ne approfittarono le nostre fanterie del corrispondente settore per avanzare alquanto, fra il 24 luglio e il 3 agosto.
Diventarono famose le denominazioni di oscure località, e a volte i nomi venivano suggeriti dalle vicende della lotta: Bosco Cappuccio, Bosco Triangolare e Bosco Lancia, Trincea delle frasche, Trincea dei razzi, Trincerone rosso e simili.
Le quattro cime del Monte San Michele vennero conquistate, un contrattacco austriaco ce le tolse, furono riconquistate e ancora riperdute; la fine della battaglia trovò la nostra linea rettificata in avanti, appoggiata alle falde occidentali del San Michele e alla sommità del monte Sei Busi, mentre risultava soppresso il saliente di Sagrado. A Plava, era stata alquanto allargata la difesa attorno a Globna e qualche progresso veniva conseguito ad est del Monte Nero.
La seconda battaglia dell’Isonzo segnò il culmine del nostro sforzo nell’estate 1915; furono impiegate quasi tutte le riserve e oltre alle perdite di uomini e materiali, causate dalla lotta, si rivelarono alcune deficienze organiche fondamentali: insufficienza, in numero e potenza, di artiglieria, deficienza di mezzi di distruzione, carenza di osservazione aerea.
Soprattutto il reticolato dimostrò di essere un ostacolo insormontabile, i proiettili di artiglieria rompevano qualche filo, ma non rimuovevano il groviglio. Si tentarono vari espedienti e citiamo, quasi a titolo di curiosità, la “ruota Cantono”, delle dimensioni di una ruota di bicicletta, munita di arpioni taglienti, che veniva lanciata da una specie di catapulta che le imprimeva un moto rotatorio: gli arpioni recidevano qualche filo, poi trattenevano la ruota, in mezzo al reticolato, finché scoppiava la carica di esplosivo, che costituiva il corpo centrale; i risultati furono assolutamente deludenti. Le bombarde vennero nel 1916 e i guastatori – soldati del genio e volontari di fanteria – muniti di pinze da giardiniere o di tubi di gelatina esplosiva riuscivano, a prezzo di grandi sacrifici, ad aprire qualche varco, insufficiente però allo sviluppo di un attacco travolgente. E il reticolato, quando non costituiva un ostacolo continuo, invalicabile, funzionava da filtro, perché nei ristretti passaggi l’attacco si frammentava, i brevi varchi costituivano un’insidia mortale per i valorosi che vi si avventuravano e coloro che riuscivano a passare di là si trovavano stretti, fra la trincea nemica e l’ostacolo alle spalle.


Fonte: http://www.centroricerchearcheo.org/ (sito del Centro Ricerche storiche e archeologiche del Goriziano)

giovedì 9 aprile 2009

Abitini e coprispalle. Ovvero, attenti alle temperature...

Post rivolto specialmente alle gentili e leggiadre fanciulle che bramano la bella stagione per (s)vestirsi e piroettare in leggeri abitini dalla consistenza di una velina (intesa come foglio di carta sottile e trasparente, non come procace ragazza dalle lunghe gambe - peraltro anch'essa ampiamente svestita). ATTENZIONE! La cena è alla sera - non a mezzodì - sulle colline del goriziano- non sulle rive di Tirrenia - ed è maggio - non agosto. Da quelle parti avevano freddo anche i fanti della III armata nelle divise di lana. Traetene le giuste conlusioni quando sceglierete il vestito!

giovedì 2 aprile 2009

Parcheggiare a Trieste - ovvero, se dovete metter giù l'auto per più di un'ora e la volete ritrovare sana

Trieste sarà anche mitteleuropea, ma secondo me è pure troppo levantina...
Borgo teresiano a parte, dove si possono scorgere le ultime vestigia di una qualsivoglia prospettiva urbanistica, la verità è che la sua struttura impedisce qualsiasi forma di regolamentazione sensata del traffico e dell'uso dei mezzi a motore. E poiché l'uomo è un essere adattabile, i triestini si sono assuefatti ad un uso - come dire? - disinvolto dell'automobile, e ad una certa nonchalance nei confronti delle sue condizioni estetiche. Il che mi porta a consigliare caldamente, a tutti coloro che posseggono un automobilina minimamente ben tenuta e che gradirebbero ritrovarla intatta, di cercarsi un buon parcheggio, se dovete lasciarla per più di qualche ora. In caso contrario, potete parcheggiare tranquillamente su striscie pedonali, agli angoli dei vicoli, dentro le vetrine dei negozi e in casa del sindaco; i vigili urbani a Trieste esistono solo per bellezza, e il codice della strada è allegramente sconosciuto.
Ecco qualche consiglio:

-Parcheggio scoperto a pagamento sulle Rive: uscita autostrada a Sistiana, percorrere strada costiera, poi viale Miramare. Proseguire oltre la stazione ferroviaria, avanti verso Piazza dell’Unità e oltre.

-Parcheggio coperto Saba Italia a pagamento (ex Silos)Piazza Della Liberta', tel: 040 44924
Si trova immediatamente dopo la Stazione FFSS a destra.
http://maps.google.it/maps?f=d&source=s_d&saddr=piazza+della+libert%C3%A0,+9&daddr=&geocode=&hl=it&mra=ls&sll=45.656588,13.772564&sspn=0.008369,0.014269&ie=UTF8&ll=45.656948,13.771749&spn=0.008369,0.014269&z=16

-Parcheggio Foro Ulpiano: di fronte al Tribunale a pagamento E’ il più scomodo rispetto alla sede del Municipio di Trieste.

Dormire a Trieste (per chi vuole prima o dopo gustare il fascino della Metteleuropa, dello stinco di maiale e del lesso col rafano)

E se qualcuno volesse comunque dormire in città? Per tutti coloro che voglio fare immediato ritorno nella civiltà, e per chi volsse farsi un giretto prima o dopo le nozze, ecco alcuni alberghi (accuratamente selezionati dalla sezione indigena del clan) dove potete trascorrere comodamente la notte (o le notti):

Hotel Porta Cavana (nella zona in cui Joyce andava a bordelli, affascinante, vicino alle Rive e a piazza Unità): Tel. 040-301313 http://en.venere.com/hotels_trieste/hotel_porta_cavana.html?ref=631338&kwp=73-h287380

Hotel Istria (in Viale XX Settembre, storico passeggio cittadino): 040-371.343 http://www.hotelistria.com/

B&B "Lorenzo", nel borgo teresiano a Trieste, tra via Carducci e P.zza Goldoni (zona un po' rumorosa ma centrale): 040-363.278; cell: 328-8119561 http://www.bandblorenzo.it/contatti.htm